Il movimento culturale Light Roma Industries si prefigge il superamento del concetto di "industria" legato alla fabbricazione di prodotti materiali, per giungere ad una nuova espressione semantica che si sostanzia nella creazione di contenuti culturali.
Il percorso che abbiamo effettuato per arrivare ad una mutazione di tale significato, parte dalla visione originale ottocentesca del lavoro operaio nella fabbrica che da un lato accresce il Capitale e dall’altro genera alienazione. La parola "industria" comincia poi a purificarsi assumendo un significato di "operosità positiva" che superando la mera produzione di beni e servizi coglie una connotazione artigianale attenta ad un certo tipo di qualità. La metamorfosi finale avviene trascendendo dalla costituzionale "produzione di beni" e giungendo ad una "creazione di contenuti culturali", passando da una prospettiva esclusivamente materiale ad una più intellettuale e spirituale; prospettiva questa più congeniale all’uomo contemporaneo attento ai mutamenti del proprio tempo e artefice di profonde trasformazioni del Sistema.
Punto di incontro fondante tra le due accezioni del termine "industria" è sicuramente il concetto di "arte seriale", cioè, riprendendo le tesi del Bauhaus, di contenuto culturale che può essere ripetuto industrialmente all’infinito ma che mantiene inalterati i suoi aspetti qualitativi. Immagine questa che ci stimola a pensare ad una "arte democratica", accessibile a tutti e che possa sviluppare o accrescere le capacità critiche dell’individuo nei confronti dell’arte.
Elemento portante di questa visione è l’utilizzo dell’infrastruttura industriale esistente che decontestualizza la sua funzione primaria di "fabbrica" e diventa luogo laboratorio di creazione e di esposizione di contenuti culturali, assumendo la funzione di Contenitore e di contenuto esso stesso. L’architettura industriale diventa così un "totem" che ricorda il periodo storico della rivoluzione industriale, la condizione operaia e la divisione in classi di allora ed evidenzia con forza la globalizzazione economica, il "digital divide" e la divisione in mondi di oggi; lo sfruttamento sull’uomo e la crisi ambientale nei paesi in via di sviluppo.
Come nella Fabbrica l’uomo e le macchine industriali forgiavano il prodotto grezzo producendo il manufatto, così nel nuovo Contenitore l’uomo contemporaneo con le sue macchine digitali plasma la materia reale e virtuale concependo Arte.